Io e il mio amico Paolo siamo nati lo stesso giorno sotto il segno del Toro, eppure abbiamo caratteri profondamente diversi e, soprattutto, il destino non è stato ugualmente benevolo con entrambi. Io e mia sorella gemella Chiara abbiamo lo stesso volto, la stessa statura, eppure a scuola lei era brava in matematica, io in italiano. Oltre a portare uno degli argomenti più efficaci contro la validità dell’astrologia, entrambi i casi colgono un punto essenziale: come è possibile che due individui nati lo stesso giorno e alla stessa ora non abbiano la stessa personalità, gli stessi gusti, la stessa traiettoria di vita? L’obiezione è del tutto plausibile, sia per chi ha una conoscenza limitata, per così dire, al segno zodiacale (cioè il segno del Sole), sia per chi invece studia e pratica la disciplina.
Per mostrare come questa critica nasca in realtà da un errore di prospettiva, proverò a chiarire due aspetti fondamentali per inquadrare la questione secondo la logica o meglio “sguardo” dell’astrologia. Il primo riguarda l’importanza delle case nel tema natale; il secondo la natura simbolica e polisemica del linguaggio astrologico. Queste dodici case assumono rispettivamente la simbologia di ciascuno dei dodici segni, aggiungendo delle variazioni che modificano il modo in cui i vari significati di questa simbologia si manifestano nel “piano terrestre”, ovvero nell’esistenza concreta di un individuo. Ogni settore si richiama a una sfera particolare della vita unana: la quarta casa, governata dal Cancro, è collegata a valori tipici del segno come famiglia, radici, tradizione, calandoli a sua volta nel cosiddetto stato terrestre, ovvero il mondo delle relazioni umane e della psiche individuale e collettiva.
Lo “stato terrestre“
Chiunque abbia un po’ di confidenza con la materia sa che il carattere di una persona non coincide con il suo segno zodiacale. Il segno è infatti “solo” il segno del Sole, insieme alla Luna uno dei due “luminari” del tema natale. E cos’è, appunto, il tema natale? È la mappa del cielo al momento della nascita: una rappresentazione di un territorio suddiviso in zone o settori specifici, collegati e differenziati da caratteristiche simboliche proprie.
Al momento della nascita, ogni pianeta “entra” in una delle dodici case, da solo o in compagnia di altri, determinando così un’alternanza di zone più o meno stimolate all’interno della mappa. Come in uno spartito musicale, i punti più “caldi” indicano gli snodi da cui si dipartono sintonie e distonie che plasmeranno la psiche individuale, nel tentativo di armonizzare queste voci interiori e renderle coerenti, funzionali, “adattive” rispetto all’ambiente esterno.
Un Sole in quarta casa coinciderà con un’identità fondata sul senso di appartenenza. La quinta casa, sotto il segno del Leone, segna il passaggio da questo bisogno “infantile” di appartenenza al desiderio “adulto” di emancipazione dal contesto familiare e di un’autonomia fondata sul riconoscimento della propria unicità. La sesta casa, governata dalla Vergine, si richiama al dovere, alla legge come norma collettiva, al lavoro inteso come necessità, a quei processi e meccanismi che regolano il buon funzionamento dell’insieme, sia esso il nostro corpo con i suoi equilibrio biochimici, oppure l’ambiente sociale con le sue regole e i suoi divieti. La settima casa introduce la dimensione del riconoscimento reciproco e delle relazioni paritarie; e così via.
Dinamiche planetarie
In un tema natale con una settima casa molto stimolata, le relazioni avranno inevitabilmente un peso decisivo nel definire la personalità. Ma l’ingresso di un pianeta in una casa genera sempre un’interazione reciproca: come il pianeta influenza la casa ospitante, così la casa influenza il pianeta che la accoglie. Una Venere in settima, nel suo domicilio d’elezione – la Bilancia, segno venusiano, è anche il settimo dello zodiaco –, enfatizzerà l’importanza che per un individuo la relazione avrà come fine in sé o, detto meglio, come obiettivo legato alla realizzazione individuale. Con un Marte in settima, al contrario, la relazione sarà invece un mezzo per l’affermazione personale: l’influenza di una casa venusiana non spegnerà la natura aggressiva e competitiva del pianeta, ma la declinerà in strategie socialmente accettabili, a volte con il ricorso all’ipocrisia che contraddistingue il modus operandi della Bilancia.
A questa combinazione dialettica fra casa e casa si aggiunge inoltre il segno del pianeta, formando quella che si può definire una triangolazione simbolica. Un Marte in Ariete (segno marziano) in settima casa potrà dare un carattere assertivo e sicuro di sé, ma anche bisognoso di conferme e legittimazione sociale. Un Marte in Cancro o in Bilancia mostrerà forme di espressione più indirette e talvolta passivo-aggressive, poiché tanto la sensibilità cancrina quanto la diplomazia bilancina moduleranno la spinta marziana. Il segno non annulla la natura di Marte, ma ne orienta l’espressione.

Questa interazione complessa – pianeta, segno, casa – è ciò che individualizza la mappa natale in un carattere e in un destino biografico. I pianeti diventano “nostri” proprio nel momento in cui enrrano in una casa e in relazione con il segno: come ospiti che, entrando in una dimora, sono chiamati ad adattarsi al contesto nella misura in cui a quest’ultimo è chiamato ad adattarsi a loro.
Potremmo dunque rispondere alla prima obiezione – “Io e Paolo siamo nati lo stesso giorno, ma siamo diversi” – in questo modo: sì, siete nati lo stesso giorno e nella stessa città, ma non alla stessa ora; avete gli stessi segni, ma in posizioni diverse, con due configurazioni non sovrapponibili. Dal punto di vista astrologico, la collocazione del Sole in settima casa nel tema dell’uno e in seconda casa nel tema dell’altro, determinerà non tanto una differenza di temperamento, ma rispetto ai modi e ai contesti che influenzeranno la formazione del carattere e della personalità.
Il problema dei gemelli
Veniamo alla seconda obiezione: due gemelli nati a pochi minuti di distanza, con temi pressoché identici ma vite e caratteri che non potrebbero essere più diversi tra loro. In questo caso dobbiamo considerare due aspetti strettamente collegati: il primo è la natura simbolica e “polisemica” (aperta a diverse possibilità di interpretazione) del tema natale, il secondo è la dinamica psicologica che porta due individui a differenziarsi all’interno di una relazione fra prossimi, anzi, fra identici.
Chiunque abbia un po’ di esperienza delle relazioni parentali sa quanto spesso due gemelli (o due fratelli molto vicini d’età) sviluppino inclinazioni opposte in una sorte di imitazione inversa. Questa dialettica di identificazione e differenziazione può essere letta astrologicamente come la “messa in scena” di due versioni alternative dello stesso copione. Il compito – difficile e tutt’altro che garantito – dell’astrologo è riconoscere quanto la necessità di differenziarsi abbia portato l’uno e l’altro a sviluppare tratti caratteriali o a compiere scelte di vita più o meno in sintonia con i valori del tema natale. Il successo di uno dei due gemelli in un ambito affine alle sue capacità innate, potrebbe indurre l’altro a rivolgersi a un ambito meno congeniale: la frustrazione e il fallimento sarebbero, dunque, l’effetto non voluto di una scelta dettata in primo luogo dal bisogno di definire la propria unicità o semplicemente di eludere il confronto con l’altro.
Sguardo simbolico e polisemia
L’approccio che ho provato a spiegare è senza dubbio meno rassicurante di quello di gran parte dei manuali astrologici. Penso tuttavia che sia il più rispettoso della complessità della disciplina, ovvero di quella che, come ho già scritto nel Prologo, è la sua ricchezza ma anche il suo limite. Tale complessità richiede infatti sia una buona dose di flessibilità interpretativa, sia una certa disponibilità ad accettare l’eventuale errore di lettura. Il linguaggio simbolico è infatti polisemico: interpretare un simbolo non vuol dire ricavare dal segno una gamma ristretta di significati univoci, trattando l’immagine come un’icona (vedi ad esempio i segnali stradali). Interpretare è collegare l’immagine a una costellazione di significati, una cornice di senso dove si potranno riconoscere quelle affinità e analogie che consentono di gettare ponti tra sfere apparentemente lontane del reale.
La presunta vaghezza dei responsi astrologici è tale solo per chi non conosce o non ha ancora interiorizzato questa premessa. Come altri linguaggi divinatori (prendiamo l’I Ching e i tarocchi), anche l’astrologia non fornisce risposte certe, ma piuttosto quelle indicazioni necessarie perché il consultante arrivi a “conoscere sé stesso”, ovvero a porsi le cosiddette giuste domande. Queste domande riguardano sia il movente autentico della singola consultazione, sia rispetto ai moventi che lo hanno portato a interrogare l’astrologia – sto davvero realizzando i nostri bisogni più profondi? Sto vivendo in sintonia con la mia vera natura? Quanto i condizionamenti familiari hanno influenzato le mie scelte di vita?
L’astrologia non indica qual è il tragitto sicuro verso una meta prescritta, ma bensì la traiettoria per raggiungere una meta che saremo noi a definire lungo il percorso. Una meta che, in ogni caso, non coinciderà con una qualche teoria del tutto, ma con la conquista effettiva di quello che Liz Greene (forse la più grande astrologa vivente) ha definito un “modo per tenere insieme tutto”. Uno sguardo, un approccio, un metodo per illuminare la complessità dell’esistenza individuale, ovvero del rapporto tra uomo e uomo, uomo e società, uomo e destino. Senza ridurla a formule rassicuranti e semplificatorie, senza negarne il mistero sondabile solo in modo parziale e con risultati mai definitivi.
