Prologo (parte II)

E quindi?

Tutto bene, anzi no. Perché a questa ricchezza polisemica – di possibili interpretazioni a partire da un unico significato – corrisponde una pari ricchezza di possibilità interpretative e dunque la difficoltà di stabilire quale sia la lettura corretta. L’operazione, in questo caso, era meno difficile di quanto sarebbe potuto apparire. Il conflitto fra Luna e Urano e fra la prima e la quarta casa suggeriva la presenza di un motivo che, come avrei capito meglio più tardi, ritorna in tutti gli altri settori della mappa, come in una sinfonia le riprese e le variazioni sulla nota originaria. Mi riferisco al tema dello sradicamento.

Il grande mistero (o il grande equivoco)

Nel suo italiano incerto, la profetessa aveva dunque accennato a qualcosa che riguardava il rapporto con la figura materna e, in modo più vago, l’inizio, un inizio traumatico, della mia vita. L’intuizione non era solo maledettamente – è il caso di dirlo – azzeccata, ma toccava anche una corda molto delicata a livello personale. Come aveva potuto arrivare a tanto con una rapida occhiata al tema natale – cioè a quell’astruso scarabocchio di simboli ? Per un probabile meccanismo di difesa, evitai di chiederle quello che, a seconda dei punti di vista, è il grande mistero o il grande equivoco su cui si basa la credenza astrologica. Da cosa nasce, su cosa si fonda la coincidenza tra gli eventi della vita di un individuo e le combinazioni di un cielo simbolico che corrisponde solo in parte a quello astronomico? E ancora: tale coincidenza è “solo” frutto del caso e, quindi, una mera suggestione, oppure si può davvero riconoscere una corrispondenza tra due piani della realtà, quello fattuale e quello simbolico? Inutile, se non impossibile, esaurire in poche righe la questione. Per quanto mi riguarda, dopo ormai qualche anno di studio e di pratica dell’astrologia, penso semplicemente – la questione è tutt’altro che semplice – che l’astrologia accada; che vi è un certo grado di evidenza nella correlazione tra gli eventi che caratterizzano un transito di Saturno su uno dei luminari e la stessa simbologia del transito. Allo stesso modo, chiunque abbia un po’ di confidenza con il linguaggio astrologico noterà subito una certa consonanza fra gli aspetti del tema natale di Napoleone e di Mozart e le rispettive personalità e biografie. Più difficile è capire come da questa correlazione si possa avere un’esistenza geniale oppure tragica, un individuo eccezionale oppure mediocre. (Spoiler: è uno degli obiettivi impossibili, non l’unico, della creazione di questo spazio virtuale).

Il dubbio inconfessabile

Torniamo alla rivelazione di quella sera. Dopo averci pensato per qualche giorno, finii per catalogare lo strano caso insieme agli altri della mia vita da fuori sede in una grande città, avevo abbastanza materiale per scrivere qualcosa di simile all’Appartamento spagnolo o di altri film sulla vita studentesca. Si trattò, come è facile intuire, di una rimozione: la traccia lasciata da quello strano incontro sarebbe riemersa infatti qualche anno dopo, quando non ero più uno studente universitario, ma un-ormai-quasi adulto che, varcata la soglia dei trent’anni, e con la puntuale complicità di Saturno – al secondo ritorno sul Sole -, era entrato puntualmente e fatalmente nella crisi dei trenta. Diventare adulto era coinciso infatti con un periodo di aspirazioni frustrate, appuntamenti mancati, a cui si era aggiunta la perdita prematura di una persona cara. Messo improvvisamente davanti all’esperienza del lutto, sentivo di non avere nessuno schermo, nessun filtro, nessuna forma di saggezza per giustificare quello che mi era capitato, o meglio che era capitato proprio a me. Tanto da scivolare quasi senza accorgermene in una crisi ancora più profonda, alla cui base c’era, come avrei capito meglio qualche anno dopo – grazie alla terapia, a un paio di incontri significativi e sì, anche all’astrologia , – un dubbio terribile e inconfessabile. Ciò che mi era accaduto da grande non era, in fondo, che la ripetizione di qualcosa che si ripeteva dai primissimi anni della mia vita: un motivo ricorrente, un destino impresso in qualche tavola della legge di cui avrei dovuto decifrare il significato.

Alla ricerca dell’Aleph?

L’interesse per l’astrologia nasce da qui. Dal desiderio, affiorato sottotraccia una sera di quindici anni fa, di trovare qualcosa che mi aiutasse a scendere a patti con l’inaccettabile e l’irreparabile, a ottenere un responso definitivo a quel perché-proprio-a-me. A guidarmi era, insomma, l’aspettativa del novizio che ambisce al livello esperto per ottenere la conoscenza dell’ Aleph. L’astrologia mi offriva una chiave di lettura non solo per decifrare i modi con cui una regia occulta tesse le trame dei nostri destini personali, ma anche per dimostrare che un ordine superiore ci fosse e che nulla di quanto fosse casuale. Se non potevo cambiare il mio destino, almeno potevo conoscerlo e, in questo modo, influenzarne il corso futuro. Un desiderio molto umano (troppo, direbbe quel tale) che l’astrologia poteva soddisfare in una forma solo parziale e che, per fortuna, non corrispondeva del tutto alle mie attese. Mi spiego meglio.

L’astrologia risponde

Perché un evento importante accade proprio in quel momento particolare? A questa domanda, l’astrologia offre una risposta : Il transito. Se qualcosa di importante è accaduto, la ragione è il passaggio di quel dato pianeta – quasi sempre un pianeta “lento”, Urano, Nettuno e Plutone – su uno dei luminari – il Sole, la Luna – o dei pianeti personali – Venere e Marte, soprattutto, e Mercurio – del nostro tema natale. A questa combinazione dobbiamo aggiungere un terzo elemento: quello del cosiddetto stato terrestre, ovvero la casa o settore occupato dal pianeta in questione. Una congiunzione di Saturno – il “grande malefico”, secondo l’astrologia tradizionale – con Venere acquisterà una valenza ancora più specifica a seconda che il pianeta si trovi in un quel segno e in quella casa specifica. E’ questa “triangolazione” che determina il livello di maggiore o minore incidenza del transito, ovvero quali saranno i suoi effetti in corso d’opera e quali tracce resteranno nel lungo periodo, dopo la fine del transito.

A rendere un evento particolarmente significativo è dunque l’interazione fra il “significato” o meglio le possibilità simboliche del transito e le possibilità simboliche del tema natale. Se estendiamo lo sguardo all’intero arco biografico, potremmo individuare alcuni importanti punti di svolta, delle scansioni tra un prima e un poi che ci permettono di scrivere il racconto di una vita fino a quel dato momento. Con una formula da manuale per astrologi efficaci, possiamo dire che in astrologia la chiave per la comprensione del destino individuale è la rilettura del tema attraverso la “storia” dei suoi transiti più significativi: transiti che possono coincidere con eventi che hanno un impatto concreto e tangibile, oppure con altri apparentemente meno evidenti a cui seguiranno dei profondi cambiamenti interiori. Partendo dunque dalla lettura del tema, possiamo vedere come questo nucleo di possibilità, questa trama virtuale di combinazioni si è realizzata, trasformata, “individualizzata” in un carattere, una personalità, una biografia. 

E allora? (Torniamo alla domanda iniziale)

E allora, perché proprio a me? Come avrei dovuto rispondere alla domanda che mi aveva spinto a studiare l’astrologia? Con un responso articolato e – soprattutto – non definitivo. In primo luogo, quegli eventi erano accaduti qualche mese dopo il passaggio di due transiti molto negativi, prima sul cielo di quella persona cara e, successivamente, sul mio. Oltre a confutare qualsiasi residuo di scetticismo nei confronti dell’astrologia, questa scoperta mi avrebbe fornito un’altra indicazione preziosa, benché apparentemente contraddittoria. Lo stesso transito si era infatti ripetuto in altri periodi della mia vita, senza coincidere con esperienze dolorose come quella della perdita. In ciascuno di questi passaggi avevo provato, con maggiore intensità rispetto ad altri periodi, quel senso di sradicamento che mi accompagnava fin dall’infanzia, una percezione che non sempre era scaturita da un evento particolare. Come avrei capito meglio più tardi, applicando a me stesso il metodo di lettura che spiegherò nel paragrafo successivo, quel vento era tornato a soffiare per una ragione ben precisa. Il transito aveva toccato qualcosa che – per riprendere le parole di André Barbault, il più grande astrologo del ‘900 – stava prima e dopo, dietro e davanti l’evento; quest’ultimo, a sua volta, non agiva da causa scatenante, ma da cassa di risonanza di quello che stava già accadendo a un livello non ancora cosciente.

L’arte del ritratto

“Non so dirti perché è capitato proprio a te, ma posso dirti cosa ha significato, e indicarti il modo per risalire alle possibili cause. ” Ecco, dunque, la risposta dell’astrologia. Nessuna certezza sull’effettiva incidenza di questo o di quel transito, ma piuttosto la possibilità di prevedere, prima, di leggere, durante, e di comprendere, a storia finita. Una forma di saggezza relativa che mi avrebbe consentito non solo di illuminare alcune parti del mio carattere e della mia vita fino ad allora rimaste in ombra, ma anche di riformulare in modo più giusto (più vero e meno spietato con me stesso) quel “perché proprio a me”. A due condizioni: che mi accontentassi, appunto, di quella risposta parziale e un po’ deludente; che mi sforzassi, con lo studio e la pratica quotidiana, di rintracciare in questa risposta l’invito che gli oracoli antichi rivolgevano ai consultanti senza fornire un responso immediato. “Conosci te stesso” o meglio: impara a porti la giusta domanda

Perché – ho iniziato a chiedermi da quel momento – l’esperienza della perdita aveva riportato in vita quel dubbio inconfessabile? Da cosa nasceva l’impressione di di uno schema prestabilito, di una trama che si ripeteva praticamente da sempre? Ripercorrendo la storia dei miei transiti, ricostruendo la storia delle mie reazioni, ricollegando tutto questo al nucleo originario per come è raffigurato nel tema natale, rileggendo infine il prima alla luce del dopo, avrei ottenuto qualcosa di molto più utile e prezioso di un responso. Un’immagine. Sì, un’immagine che in realtà avevo già visto, ma che forse nessuno mi aveva mai offerto a un tale livello di definizione e profondità.

Quell’immagine era il mio volto. Anzi, per usare una parola più precisa, il mio ritratto. Perché, appunto, l’astrologia è l’arte del ritratto. Uno strumento divinatorio che ha come premessa e fine principale la conoscenza di sé. L’invito che l’oracolo di Delfi – e con lui l’I Ching e i tarocchi – continua a porre da secoli ai suoi interroganti.

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