Prologo

“Posso chiederti una cosa un po’ personale?”
“Certo. Spara”.

Dopo aver dato una rapida occhiata al disegno, la ragazza indicò il simbolo della Luna nella parte sinistra del foglio: da questa piccola falce si dipartivano una serie di linee rosse, sia verso il basso sia verso la parte destra dello scarabocchio. “La luna”, disse la ragazza. “Già… la luna”, risposi io, con un sorrisetto un po’ scettico che oggi definirei di ironia difensiva. Come avrei capito in seguito, quando sarei diventato più o meno esperto nella lettura del tema, a destare l’interesse della profetessa erano stati due aspetti significativi. Il primo era, appunto, la posizione della Luna, in prima casa e nel segno della Vergine; il secondo era la quadratura ravvicinata, quasi secca (due gradi di scarto) con Urano e l’opposizione di questa quadratura a Venere e a Mercurio. Una Luna – come qualche anno dopo mi avrebbe detto un noto astrologo, con inusuale delicatezza – massacrata. Lo so: se in questo momento fossimo seduti al tavolo di un bar, come lo sono io adesso, mi guardereste più o meno nel modo in cui, quella sera, perscrutai la mia interlocutrice.

A farmi questa domanda fu una performer di origine russa, ospite di uno degli coinquilini della casa di San Lorenzo in cui mi ero trasferito da qualche mese. La ragazza, un’artista piuttosto nota nella danza coi cerchi, aveva i capelli neri, la pelle bianchissima e gli occhi vitrei e un po’ spiritati di chi sta per offrirti una rivelazione terribile. Così, in effetti, sarebbe stato. Anche se quella rivelazione non avrebbe riguardato il mio futuro, bensì un evento del mio passato, una di quelle cose che si confidano soltanto ai più intimi, e nessuno fra i presenti alla cena di quella sera poteva fregiarsi del titolo.
Dopo averci mostrato dei video di una sua esibizione, la ragazza parlò di un altro suo interesse personale che riguardava una disciplina, anzi, un “qualcosa” che al mio io di allora suscitava una certa curiosità quanto un’istintiva diffidenza. La ragazza praticava l’astrologia e aveva una certa esperienza nella lettura del tema natale. Il tema… natale? Sì, il tema natale. La carta del cielo al momento della nascita, il risultato delle geometrie astrali in quel giorno, in quel luogo a quell’ora che, come scoprii in quel momento, corrispondeva all’astruso disegno comparso sul display del telefono della ragazza. Il significato del mio destino era – cosa che mi inquietò non poco – racchiuso in uno scarabocchio di simboli indecifrabili.

Urano e la Luna

La Luna quadrata a Urano, dunque. Un conflitto, una distonia che coinvolge la prima casa, quella del nostro primo contatto con il mondo, di quelle peculiarità caratteriali che si mostrano immediatamente e spontaneamente, e la quarta casa, ovvero famiglia, radici, identità e tutto ciò in base a cui possiamo affermare “io sono in quanto appartengo a/mi riconosco in”. Se a livello simbolico la Luna è associata ai meccanismi che regolano la fisiologia del corpo e le cosiddette modalità adattive (ciò che ci permette di adattarci o no all’ambiente esterno), Urano prende il nome dal cielo, anzi dal Cielo con la maiuscola: questo, infatti, è il significato del nome dell’antica divinità greca che, prima dell’avvento delle divinità olimpiche, regnava sull’esistente avvolgendolo in un unico abbraccio insieme alla madre e consorte Gea, la Terra. Divinità superiore in cui tutto era incluso e da cui tutto era escluso, Urano era anche il padre-figlio che impediva ai figli di uscire dal grembo materno, così che nessuno di loro potesse interrompere il piacere inesauribile dell’amplesso con la madre moglie. Nessuno, tranne Crono, il più piccolo, al quale Gea affida il compito di castrare il genitore con una falcetta. La castrazione di Urano segna la nascita del tempo e l’avvio del ciclo delle generazioni.

Dal simbolo al mito, e viceversa

Come suggerito dal mito, Urano è il pianeta del taglio netto e della separazione traumatica di ciò che prima era unito, della cesura irrevocabile fra passato e futuro. Non solo: se allarghiamo la lettura al campo semantico della separazione, l’associazione con il simbolo celeste si apre a sua volta ad associazioni meno immediate, ma non per questo gratuite o illogiche. La stessa idea di astrazione può essere intesa come una forma specifica di separazione o distacco, sia in senso cognitivo, come facoltà della mente di concepire idee puramente “mentali” e senza il tramite sensoriale, sia in senso psicologico, come dissociazione della mente rispetto al corpo o come “alienazione” dell’individuo rispetto all’ambiente circostante. Se l’astrazione cognitiva riguarda da vicino la matematica o la filosofia più speculativa, quella psicologica si può ritrovare tanto in alcuni disturbi psichiatrici quanto nella comicità, in particolare quella più surreale e destabilizzante – non è un caso che alcuni fra i comici più geniali siano nati sotto il segno dell’Aquario. Distacco, astrazione e superamento sono quindi concetti “uraniani”, come uraniana è la visione del mondo alla base del progresso tecnologico o di una ideologia da cui (se Marte e Plutone assistono) prenderà vita un movimento rivoluzionario. A questi significati si potrebbero aggiungere anche quelli di mutevolezza e instabilità, riferibili per analogia al cielo atmosferico.

E quindi?

Tutto bene, anzi no. Perché a questa ricchezza polisemica – di possibili interpretazioni a partire da un unico significato – corrisponde una pari ricchezza di possibilità interpretative e dunque la difficoltà di stabilire quale sia la lettura corretta. L’operazione, in questo caso, era meno difficile di quanto sarebbe potuto apparire. Il conflitto fra Luna e Urano e fra la prima e la quarta casa suggeriva la presenza di un motivo che, come avrei capito meglio più tardi, ritorna in tutti gli altri settori della mappa, come in una sinfonia le riprese e le variazioni sulla nota originaria. Mi riferisco al tema dello sradicamento.

Il grande mistero (o il grande equivoco)

Nel suo italiano incerto, la profetessa aveva dunque accennato a qualcosa che riguardava il rapporto con la figura materna e, in modo più vago, l’inizio, un inizio traumatico, della mia vita. L’intuizione non era solo corretta, ma toccava anche una corda molto delicata a livello personale. Come aveva potuto arrivarci con una rapida occhiata al tema natale – cioè a quell’astruso scarabocchio di simboli? Per un probabile meccanismo di difesa, evitai di chiederle quello che, a seconda dei punti di vista, è il grande mistero o il grande equivoco su cui si basa la credenza astrologica. Da cosa nasce, su cosa si fonda la coincidenza tra gli eventi della vita di un individuo e le combinazioni di un cielo simbolico che corrisponde solo in parte a quello astronomico? E ancora: tale coincidenza è “solo” frutto del caso ed è quindi mera suggestione, oppure si può davvero riconoscere una corrispondenza tra due piani della realtà, quello fattuale e quello simbolico?

Inutile, se non impossibile, esaurire in poche righe la questione. Per quanto mi riguarda, dopo ormai qualche anno di studio e di pratica dell’astrologia, penso semplicemente – la questione è tutt’altro che semplice – che l’astrologia accada; che vi è un certo grado di evidenza nella correlazione tra gli eventi che caratterizzano un transito di Saturno su uno dei luminari e la stessa simbologia del transito. Allo stesso modo chiunque abbia un po’ di familiarità con il linguaggio astrologico noterà subito una certa consonanza fra la stimolatissima quinta casa nel tema natale di Mozart e il suo talento creativo. Più difficile è capire come da tutto questo si possa avere un’esistenza geniale oppure tragica, l’eroe o l’uomo medio (spoiler: il bisogno di rispondere a questa domanda maledettamente complessa è il motivo che mi ha spinto a creare questo spazio virtuale).

Il dubbio inconfessabile

Torniamo alla rivelazione di quella sera. Dopo averci pensato per qualche giorno, finii per catalogare lo strano caso insieme agli altri della mia vita da fuori sede in una grande città, avevo abbastanza materiale per scrivere qualcosa di simile all’Appartamento spagnolo o di altri film sulla vita studentesca. Si trattò, com’è facile intuire, di una rimozione: la traccia lasciata da quello strano incontro sarebbe riemersa qualche anno dopo, quando non ero più uno studente universitario ma un-ormai-quasi adulto che, varcata la soglia dei trent’anni, e con la puntuale complicità di Saturno – al secondo ritorno sul Sole -, era entrato in una profonda crisi personale. Diventare adulto era coinciso con un primo bilancio della mia vita, con il resoconto spietato di aspirazioni frustrate, questioni irrisolte e appuntamenti mancati. A tutto questo si era aggiunta la perdita prematura e terribilmente dolorosa di una persona cara. Messo davanti all’esperienza del lutto, sentivo di non avere nessuno schermo, nessun filtro, nessuna forma di saggezza per giustificare quello che mi era capitato, o meglio che era capitato proprio a me. Tanto da scivolare quasi senza accorgermene in una crisi ancora più profonda, alla cui base c’era, come avrei capito meglio qualche anno dopo – grazie alla terapia, a un paio di incontri significativi e sì, anche all’astrologia , – un dubbio terribile e inconfessabile. Ciò che mi era accaduto da grande non era, in fondo, che la ripetizione di qualcosa che si ripeteva dai primissimi anni della mia vita: un motivo ricorrente, un destino impresso in qualche Tavola della Legge di cui avrei dovuto decifrare il significato.

Alla ricerca dell’Aleph?

L’interesse per l’astrologia nasce da qui. Dal desiderio, affiorato sottotraccia una sera di quindici anni fa, di trovare qualcosa che mi aiutasse a scendere a patti con l’inaccettabile e l’irreparabile, a ottenere un responso definitivo a quel perché-proprio-a-me. A guidarmi era, insomma, l’aspettativa del novizio che spera di raggiungere la conoscenza dell’Aleph, la prima lettera, il suono originario che racchiude il senso del tutto. L’astrologia mi offriva una chiave di lettura per decifrare i modi con cui una regia occulta tesse le trame dei nostri destini personali e dunque per avere una conferma che nulla di quanto mi era accaduto fosse casuale. Se non potevo cambiare il mio destino, almeno potevo conoscerlo e magari influenzarne il corso futuro. Un desiderio molto umano (troppo, direbbe quel tale) che l’astrologia poteva soddisfare in una forma solo parziale e che, per fortuna, non corrispondeva alle mie attese. Mi spiego meglio.

L’astrologia risponde

Perché un evento importante accade proprio in quel momento particolare? Per questa domanda, l’astrologia ha una risposta piuttosto chiaro: Il transito. Se qualcosa di importante è accaduto, la ragione è il passaggio di quel dato pianeta – quasi sempre uno dei pianeti “lenti”, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone – su uno dei due luminari – il Sole e la Luna – o dei pianeti personali – Venere e Marte, soprattutto, e Mercurio – del nostro tema natale. A questa combinazione dobbiamo aggiungere un terzo elemento: quello del cosiddetto stato terrestre, ovvero la casa o settore occupato dal pianeta in questione. Una congiunzione di Saturno – il “grande malefico”, secondo l’astrologia tradizionale – con Venere acquisterà una valenza ancora più specifica a seconda che il pianeta si trovi in un quel segno e in quella casa. E’ questa triangolazione che determina la maggiore o minore incidenza del transito, ovvero quali saranno i suoi effetti in corso d’opera e quali le sue tracce nel lungo periodo, dopo la fine del transito.

A rendere un evento significativo è dunque l’interazione fra le accezioni simboliche di un transito e i valori espressi dal tema natale. Se estendiamo lo sguardo all’intero arco biografico, potremmo individuare alcuni importanti punti di svolta, delle scansioni tra un prima e un poi che ci permettono di scrivere il racconto di una vita fino a quel dato momento. Con una formula da manuale per astrologi efficaci, possiamo dire che in astrologia la chiave per la comprensione del destino individuale è la rilettura del tema attraverso la “storia” dei suoi transiti più significativi. Questi transiti possono avere sia effetti immediati, dall’impatto concreto e tangibile, sia altri che si riveleranno nel lungo periodo e dopo la fine del transito. Partendo dunque dalla lettura del tema, possiamo vedere come questo nucleo di possibilità, questa trama virtuale di combinazioni si è realizzata, trasformata, “individualizzata” in un carattere, una personalità, una biografia. 

E allora? (Torniamo alla domanda iniziale)

E allora, perché proprio a me? Come avrei dovuto rispondere alla domanda che mi aveva spinto a studiare l’astrologia? Con un responso articolato e – soprattutto – non definitivo. In primo luogo, quegli eventi erano accaduti non solo a pochi mesi di distanza dal ritorno di Saturno, ma in corrispondenza di due transiti di Urano sulla mia Luna massacrata. Oltre a confutare qualsiasi residuo di scetticismo nei confronti dell’astrologia, questa scoperta mi avrebbe fornito un’altra indicazione preziosa, benché apparentemente contraddittoria. Lo stesso transito di Urano sulla Luna si sarebbe ripetuto qualche anno dopo, coincidendo di nuovo con un periodo difficile, per quanto – può sembrare una contraddizione ma, come spiegherò in seguito, non lo è – privo di eventi particolarmente negativi. In questo periodo era maturata la scelta, col senno di poi positiva, di abbandonare la città dove vivevo da quattro anni. Ma ecco il punto: a motivare quest’ultima decisione non era stato un evento scatenante, né una situazione di disagio “oggettivo” – in quella città avevo un giro di amicizie e un lavoro stabile -, ma bensì un graduale accumulo di pensieri, sensazioni e scene da cui era emerso un’insoddisfazione covata da tempo. Colpa, per così dire, del transito, cioè dell’influenza esercitata dal pianeta in virtù di qualche legge ancora sconosciuta della materia? Oppure di una sorta di risonanza reciproca fra il passaggio del pianeta e quello che stava accadendo dentro di me, in un modo che peraltro risuonava con una certa coerenza con il plot di quegli ultimi due anni della mia vita?

Altra grande domanda per cui confesso di non avere una responso definitivo, ma solo una serie di indicazioni e di ipotesi suggerite da alcune letture significative e, soprattutto, dalla pratica quotidiana dell’astrologia.

No, a un transito negativo non sempre corrisponde un evento negativo – anzi, dopo sei anni di pratica astrologica posso sostenere che è piuttosto comune che non accada. E’ invece più probabile che un transito negativo coincida con un periodo significativo, ovvero con una successione più o meno coerente di eventi che acquisteranno importanza in quanto specchio che amplifica e proietta al di fuori quello che sta già accadendo nell’intimo. E’ dunque dall’interazione fra il nostro stato interiore e le contingenze esterne che prende forma la qualità della nostra reazione, ovvero il modo in cui cercheremo di adattarci – assecondando o contrastando, accettando o rifiutando – allo scenario presente, elaborando e interiorizzando quegli effetti che ci permetteranno, in una fase successiva, di valutare l’impatto che il transito ha avuto sulla nostra vita.

La crisi depressiva era stata, nel primo caso, la mia reazione a un periodo di smarrimento in cui a un certo punto era sopraggiunta l’esperienza della perdita. La scelta di cambiare città era stata, nel secondo, la risposta personale a una stato di insoddisfazione che il transito aveva portato alle soglie della coscienza.

L’arte del ritratto

“Non so dirti perché è capitato proprio a te, ma posso dirti cosa ha significato, e indicarti il modo per risalire alle possibili cause. Posso insegnarti a riconoscere i lumina, ovvero a riconoscere e distinguere quei segni che potranno guidarti nella corretta interpretazione – quae lumina in latino vuol dire appunto quei segni“. E ancora: “potrai vedere come le vicende della tua storia privata siano già state raccontate da altre vicende lontane nel tempo. Poiché la tua storia non è altro che una delle infinite possibilità di raccontare in modo diverso una storia già accaduta e destinata ancora ad accadere. L’impareggiabile stranezza del tuo carattere e del tuo destino appartiene in realtà al patrimonio di tutti i possibili caratteri e destini umani. Questo è la vera funzione del mito, e questo è il vero compito dell’astrologia. Questo è il significato della quadratura fra Urano e la Luna”.

Se l’astrologia mi avesse parlato, avrebbe risposto più o meno così. Senza preoccuparsi di fornire una qualche certezza sulla possibilità di prevedere cosa accadrà durante questo o quel transito, ma dandomi piuttosto dei buoni suggerimenti per leggere (prima), interpretare (durante), comprendere e valutare (dopo). Una forma di saggezza relativa che mi ha consentito di riformulare in modo più giusto (più onesto e meno spietato con me stesso) quel “perché proprio a me”. A due condizioni: che mi accontentassi di un responso che sulle prime avevo trovato un po’ deludente; che accettassi senza esitazioni l’invito che gli oracoli antichi rivolgevano ai consultanti. “Conosci te stesso” o meglio: prima di consultarmi, impara a porti la giusta domanda, a sapere ciò che davvero ti interessa conoscere.

Lo so, la citazione non è originalissima, ma è proprio per questo che a distanza di secoli mantiene la sua validità. Perché – ho iniziato a chiedermi da quel momento – l’esperienza della perdita aveva riportato in vita quel dubbio inconfessabile? Da cosa nasceva l’impressione di di uno schema prestabilito, di una trama che si ripeteva praticamente da sempre? Ripercorrendo la storia dei miei transiti, ricostruendo la storia delle mie reazioni, ricollegando tutto questo alla rappresentazione simbolica nel tema natale, rileggendo il prima (il tema natale) alla luce del dopo (i transiti, gli eventi significativi), avrei ottenuto qualcosa di molto più utile e prezioso di un responso. Un’immagine. Sì, un’immagine che in realtà avevo già visto, ma che forse nessuno mi aveva mai offerto a un tale livello di definizione e profondità.

Quell’immagine era il mio volto. Anzi, per usare una parola più precisa, il mio ritratto. Perché, appunto, l’astrologia è l’arte del ritratto. Una disciplina, un sapere specifico che ha come sua premessa e fine principale la conoscenza di sé. “Per renderti davvero pronto,” mi avrebbe detto l’astrologia, per concludere il nostro colloquio, “a ricevere l’invito che l’oracolo continua a porre da sempre ai suoi consultanti”.

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