Leggere il tema (parte prima)

Una piccola città del sud Italia, le 16:40 di un martedì di qualche anno fa. La Luna, arrivata quasi all’ultimo quarto del suo viaggio diurno, è appena entrata nella prima casa, in quella che si profila come una situazione un po’ scomoda per l’ospite appena arrivato, tanto più se non si trova qui per un soggiorno turistico, ma per fare di quel posto la sua casa. Il primo settore infatti è sotto la giurisdizione del Sole e di Marte; sia il settore che i due pianeti sono domiciliati nel segno dell’Ariete, con tutto ciò che questo comporta: coraggio, assertività, competitività, ingenuità, ricerca dell’affermazione di sé e altri valori comunemente associati alla simbologia dei due pianeti di cui sopra. In quanto secondo luminare, la Luna esprime valori opposti e complementari a quelli del suo collega e superiore di grado, il Sole: passività, volubilità, estrema ricettività agli stimoli esterni, ecc.; con parole più semplici, il nostro eroe tenderà ad essere particolarmente influenzato dall’ambiente esterno, quanto a proiettare su di esso i suoi umori e i suoi . Nella prima casa la Luna si trova dunque in una posizione scomoda, ma ciò tuttavia non le impedisce di esercitare un’influenza effettiva sugli altri aspetti del tema natale. Se poi il soggetto in questione nasce alle 16:45, quindi nel segno opposto alla Vergine, i Pesci, il discorso si fa – ahimè – ancora più interessante.
Ho appena descritto il mio caso. O meglio lo sfondo da cui si formano il mio carattere e la mia storia personale. Tutto comincia da questa Luna nella prima delle due case governate dal Sole – l’altra è la quinta -, una Luna che, a partire da questa posizione sensibilissima, riceve e stimola quelli che nel gergo astrologico sono definiti aspetti negativi, o dissonanze con altri pianeti del tema. Tra queste la prima a balzare all’occhio è la quadratura con Urano, che si trova in quarta casa insieme a Marte e Saturno, gli altri pianeti nel segno del Sagittario. Urano, come suggerito dal nome – quello di una delle divinità greche più antiche, i cosiddetti “spiriti della terra” – è un pianeta transpersonale, nel senso che la sua simbologia riguarda la dimensione del collettivo, quindi i miti, i simboli e tutto ciò che è arrivato fino attraverso le generazioni. Poiché la quadratura contrappone da un lato la Luna, pianeta connesso alla simbologia materna, e la prima casa, connessa alla nascita, e, dall’altro, la quarta casa, la lettura più ovvia e immediata suggerirà un distacco forzato, un taglio netto e traumatico che recide il legame tra l’essere venuto al mondo e quell’ambiente che dovrebbe garantirgli protezione e confronto. Ma non è finita qui. L’urlo provocato da questa cesura si prolunga anche negli altri punti del tema, turbando ora il rapporto fra la mente e il corpo (opposizione tra Luna e Mercurio), ora quello fra emozioni e sentimenti (Venere) ora quello fra gli istinti di conservazione quelli aggressivi (quadratura fra Luna e Marte). Una Luna massacrata, insomma, come mi disse con un po’ di malagrazia un astrologo piuttosto famoso, pensando al secondo consulto che avrei richiesto.

Non è una definizione sbagliata. Lo scenario di questa dissonanza non coinvolge soltanto la Luna in prima casa e il quarto settore, quello del Fondo Cielo, il luogo astrologico della famiglia e delle radici, ma anche il settimo, quello degli “altri”, il luogo che indica qual è il modo in cui ci approcciamo alle relazioni e il valore che tendiamo ad attribuire ad esse. Prima, quarta, settima sono (insieme alle decima casa, la casa della carriera o meglio della realizzazione del mondo) i cosiddetti settori angolari del tema natale. I vertici, gli snodi da cui passano e s’incrociano le varie trame che compongono il complicato disegno del nostro carattere. E’ come se il dolore provocato di questa “ferita da taglio uraniano” – cioè violento, improvviso, innaturale – , si fosse prolungato in ogni punto della mappa, generando non solo una serie di reazioni a catena, ma anche una strana solidarietà tra parti in conflitto tra loro. A livello psicologico, il risultato più probabile sarà la percezione istintiva – una sorta di saggezza animale, avvertita a un livello corporeo prima che mentale – di una distonia originaria tra il soggetto e un mondo esterno avvertito come un deserto gelido e inospitale. In questo deserto una voce sillaba : “Caro il mio eroe, devi sapere che non potrai mai appartenere né a nessun luogo né a nessun altro essere umano, e che la causa di tutto questo è là fuori, nel mondo, proprio perché dimora dentro di te”. In termini più prosaici si potrebbe parlare di una nevrosi costitutiva, una scissione (“nevrosi” deriva appunto dal greco antico neurosis, “separazione”) da cui si forma il nucleo originario della futura personalità dell’individuo. La storia di questa Luna infelice è, insomma, quella di un primo incontro col mondo che influenzerà molto probabilmente e in modo decisivo la formazione del carattere e, quindi, anche di quegli eventi che scriveranno la biografia della persona.
Lo so, la prospettiva non è confortante. L’astrologia ci mostra quello che già sappiamo, ma che spesso è meglio ignorare o fingere di ignorare: la “struttura psicologica” da cui si formerà il nostro carattere è in primo luogo il risultato della somma imperfetta di armonie e distonie che operano nell’ambiente originario, nel qui-e-ora cui siamo stati gettati nel momento in cui veniamo al mondo, attori passivi di un copione che non abbiamo scelto. Il discorso si fa tanto più delicato quando, come in questo caso, il tema natale suggerisce la presenza di eventi dolorosi e soprattutto traumatici, tali da lasciare un segno indelebile nella psiche di un soggetto privo di personalità e di memoria. Cosa fare una volta che la sua presenza ci viene mostrata anche lì, nel cielo, nelle trame simboli che ?
Come insegna la psicanalisi, l’evento collegato a una ferita dolorosa verrà cancellato attraverso la rimozione, un meccanismo di difesa con cui la nostra psiche relega in una sorta di “cestino” delle tracce collegate a , da cui prima o poi riemergeranno nella stessa o in un’altra forma, riportando in superficie sia le ferite sepolte sia il dolore antico e . Rimuovere, quindi, equivale a un trattamento sintomatico, senza alcuna reale efficacia terapeutica. Sarebbe molto meglio capire come si può accettare che questo dolore c’è, è qui, e occupa un posto ingombrante. Come tollerare la presenza di questo ospite indesiderato, senza avere l’impressione di – parafrasando Freud – non essere padroni in casa nostra? C’è un modo per non essere sopraffatti dalla rabbia, dalla frustrazione e da quel cinismo senza appello che è l’anticamera della disperazione? Esiste una via per trasformare il dolore in qualcos’altro che dia ad esso un significato, reintegrando l’evento inaccettabile e irreparabile nella nostra psiche e nel racconto della nostra vita? L’astrologia può davvero aiutarci in tutto questo?

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