
Non c’è forse parabola che incarni meglio l’idea di una maledizione esistenziale di quella di Georg Trakl. La sua stessa morte per suicidio, avvenuta nel 1914 all’età simbolica di 27 anni, accomuna la figura di questo autore straordinario a quelle del poeta maledetto, della rockstar autodistruttiva e di altre varianti del mito della giovinezza intesa come estremo rifiuto dell’età adulta.
La vita di Trakl, segnata dal desiderio incestuoso – mai realizzato – verso la sorella Grete, non fu eroica ma tragica nell’accezione “classica” del termine. È la sfida del singolo che si offre alla punizione divina dopo aver violato i confini di una Legge che separa in modo assoluto ethos e eros, i principi della morale dalle istanze del desiderio. Questo sacrilegio non viene urlato, ma svelato da figure gelide che parlano con una voce che sembra provenire da un altro luogo e da un altro corpo. Una poesia della lucidità e del distacco; della chiarezza e del gelo. Una poesia “eminentemente” aquariana.
Canto serale
La sera, se andiamo per oscure vie,
le nostre ombre ci appaiono stinte.
Ora chi ha sete
beva le bianche acque dello stagno,
miti della nostra infanzia i lamenti.
Morti, distesi sotto il folto sambuco,
grigi gabbiani scorgiamo.
Nubi primaverili si posano sulla città cupa
che cela i templi di monaci eletti.
Quando io presi la tua esile mano
battesti piano gli occhi rotondi:
tutto, ora, è perduto.
Ma se una cupa armonia penetra l’anima
bianca tu appari al cuore e ai suoi autunnali paesi.
Una poesia dell’Aquario
La tradizione astrologica collega la poesia ai domini simbolici dell’acqua (soprattutto Pesci e Cancro), se a prevalere è l’introversione, e del fuoco (soprattutto Ariete e Leone) se invece prevale l’estroversione. Si tratta, naturalmente, di una generalizzazione: non mancano grandi poeti nati sotto segni di terra (soprattutto il Toro) o di aria — in particolare i Gemelli e la Bilancia —, in temi che, al di là segno solare, hanno nella maggior parte dei casi una forte presenza di elementi di acqua o di fuoco, sia per quanto riguarda i segni dei pianeti, sia (o in alternativa) le casi coinvolte. Le carte astrali di Baudelaire, Dylan Thomas, Cesar Vallejo, Dino Campana confermano questa tendenza.
Nel tema di Trakl l’acqua attraversa i tre settori della relazione. Marte in Pesci in settima casa, Giove in Scorpione in terza casa e Saturno in Cancro in undicesima, svolgono, come vedremo, un ruolo decisivo nella definizione della personalità (Giove in particolare contribuisce allo straordinario talento espressivo del poeta). Quello che colpisce – ma non stupisce: anche su questo torneremo – è la totale mancanza del fuoco, in un tema caratterizzato dalla netta dominanza dell’elemento aria.
Partiamo dal centro. Il Sole in Aquario si trova in sesta casa insieme a Mercurio; quest’ultimo, a sua volta, è al trigono di Urano in seconda casa, una combinazione di pensiero astratto e sensibilità “immediata” (la seconda casa è infatti connessa al corpo, alla vista, al possesso, alla sicurezza materiale). Non solo: la presenza di Urano nel secondo settore conferisce all’occhio un potere “assoluto”, ovvero sciolto, slegato dagli altri organi di senso e addirittura dalla dimensione corporea. Non è un caso che le figure di Trakl siano immagini del silenzio, che si offrono a uno sguardo di estrema lucidità che evoca e denota la presenza di un altro che appare familiare ed estraneo, tanto vicino quanto irrimediabilmente lontano. Non siamo nel terreno della trance o della fusione estatica, ma bensì di un’auto-osservazione radicale: queste figure sono gli emblemi di un mondo interiore scisso e lacerato da un desiderio inconfessabile. L’io lirico viene ridotto ridotto a pura voce per farsi tramite di una verità che può essere rivelata solo congelando e proiettando all’esterno il calore che la anima. La poesia di Trakl è una poesia della scissione – della mente dal corpo, della ragione dall’istinto, della voce dal soggetto senziente -; in questo si richiama, a distanza di secoli, a quella di un grande modello come Cavalcanti.

Sole in sesta: inetto, non incompreso
Come altre figure di geniali inetti dell’epoca – si pensi alle biografie di Proust, Svevo, Tozzi, Kafka, solo per citarne alcuni -, anche Trakl fu un bambino felice, dedito alla lettura e alla pratica del pianoforte, una passione ereditata insieme alla sorella Grete dalla madre melomane – non sarà l’unica, come vedremo. L’uscita dall’infanzia segnò la fine di un idillio e l’ingresso in un mondo degli adulti da cui Trakl avrebbe cercato protezione e approvazione, senza riuscire ad accettarne le regole e le costrizioni.
Bocciato due volte al ginnasio, iniziò a lavorare a diciotto anni come apprendista in una farmacia di Salisburgo, iscrivendosi successivamente alla facoltà di chimica dell’Università di Vienna, dove conseguì il titolo di magister. La dimestichezza con i farmaci accentuerà quella dipendenza dalle droghe che lui e Grete avevano ereditato dalla madre, insieme alla passione per la musica.
In realtà il pessimo studente, farmacista per ripiego, era stato anche un talento precoce, in grado di comporre a tredici anni versi di una sorprendente maturità espressiva. Le sue prime poesie, pubblicate sulla rivista tirolese Der Brenner, fondata da Ludwig von Ficker, incontrarono da subito l’ammirazione di Wittgenstein, che contribuì a inserirlo nell’ambiente culturale viennese, dove conobbe figure come Kokoschka e Adolf Loos. A differenza di altri poeti maledetti la sua integrazione nella società letteraria fu rapida e senza attrito, a riprova non solo della sensibilità e dell’apertura dell’avanguardia viennese, ma anche della coscienza del proprio valore da parte del Trakl ventenne.
Se guardiamo al tema natale, il paradosso di un inetto compreso dal mondo (o almeno da quella parte di mondo che condivide i suoi interessi) non deve sorprendere. La difficoltà di diventare adulto è infatti “strutturale”, data la presenza del Sole e di altri due pianeti in sesta casa e dell’ascendente in Vergine. Il senso di inferiorità è il riflesso di un ambiente familiare – l’ascendente è il primo sguardo che riceviamo dal mondo – in cui il il figlio e fratello più piccolo apprende da subito che l’amore dei parenti non è mai incondizionato, e che essere amato vuol dire prima di tutto mettersi nella condizione di essere accettato. Da qui l’esigenza di affidarsi molto presto a un giudice interiore spietato e inflessibile che condannerà il bambino per le sue mancanze, ma che lo spingerà anche a rendersi utile e a contribuire all’interesse della famiglia, del gruppo o del contesto da cui riceverà quel senso di appartenenza che sancirà il suo ingresso a pieno titolo nella vita adulta. Questo spontaneo desiderio di integrazione, legato tramite il Sole all’ideale della realizzazione personale – di individuo autonomo rispetto all’ambiente d’origine -, spingerà Trakl ad arruolarsi nell’ospedale militare dopo la laurea e a farsi assumere in seguito al Ministero dei Lavori Pubblici a Vienna. Da qui tuttavia si licenzierà dopo pochi mesi, rinunciando a un impiego fisso e a uno stipendio dignitoso. Al guado della maturità è dunque il bambino che prende il sopravvento dell’adulto – è la Luna che, allo scoccare del mezzogiorno, ritorna sulla scena oscurando il disco solare.
Luna in decima: il riscatto impossibile
Prima di proseguire, un breve ripasso sul rapporto fra i due luminari. Se il Sole indica la strada per la realizzazione dell’io adulto, la Luna è la prima antenna che capta e traduce gli stimoli del mondo esterno in ritmi, abitudini, meccanismi di difesa; insomma, in quelle che fin dalla prima infanzia saranno le condizioni per entrare in sintonia o distonia con il mondo esterno. La Luna, in questo caso, è in Gemelli e in decima casa: nel settore della carriera e del successo mondano, esprime dunque l’esigenza istintiva di un ruolo da protagonista. La congiunzione con Nettuno e Plutone accentua ancora di più questo bisogno e, con esso, il ruolo decisivo dell’influenza lunare: quest’ultima verrà infatti a compensare il perfezionismo inibitorio connesso sia all’Aquario che alla casa sesta, contrastando a sua volta quel desiderio di ordine e “struttura” che limita le pretese egocentriche del bambino.
Se l’affermazione è dunque una modalità primaria dell’esistenza, la parola (collegata al segno dei Gemelli) è il mezzo con cui Trakl è riuscito esprimere un talento basato sulla rara combinazione di precisione espressiva (trigono di Mercurio a Urano) e di plasticità analogico-simbolica (Giove in terza casa). Ma l’espressione artistica è prima di tutto il mezzo più efficace per eludere – anche se mai in via definitiva – quel senso di inferiorità che lo condanna a cercare sicurezza e protezione in ruoli che lo opprimono, e che finiscono per ribadire l’impossibilità di uscire definitivamente dall’infanzia.
Sebastiano in sogno
Si va ancora per il parco antico,
oh silenzio di gialli fiori e rossi!
Voi, serene divinità, voi pure accorate
e l’oro autunnale dell’olmo.
Immobile si leva sullo stagno azzurro
la canna, tace il tordo a sera.
Oh, tu pure abbassa la fronte
al marmo consunto degli avi.
L’adulto e il bambino
L’affermazione dell’io infantile, sancita dalla pubblicazione di un “Ciclo di poesie” (Gedichte) nel 1913, avrebbe riaperto il varco ai sensi di colpa e inadeguatezza dell’io adulto. Gli ultimi anni due anni della sua vita saranno caratterizzati dalle sempre più frequenti crisi depressive e dall’abuso di alcol e droghe. Il talento e l’ambizione poetica non sono in grado di equilibrare una tensione che si prolunga anche nel rapporto fra Venere e Marte, nella sfera delle relazioni affettive.
Nel tema natale, Venere è il terzo pianeta in Aquario e forma dunque con il Sole e Mercurio uno stellium nel sesto settore. Marte è invece in Pesci e nella casa settima, governata da Venere e collegata ai rapporti coniugali. Se Venere in sesta porta nella relazione il gelo “uraniano” (pianeta che governa l’Aquario), proiettando sull’altro un senso di insufficienza che si esprime nei modi del distacco e dell’inibizione; Marte in settima innesca un bisogno di affermazione attraverso la relazione (la settima casa), nella forma della vicinanza e del contatto fusionale (i Pesci). La dominante aquariana del tema e, soprattutto, la già citata mancanza del fuoco fanno sì che le spinte marziane siano subito congelate, con uno sforzo repressivo che aumenta il potenziale di rottura.
Questo conflitto tragico, che dai luminari si estende ai pianeti personali, delinea il motivo ricorrente di una scissione tra bisogni e desideri, istinti e affetti, tra il bambino “divino” e l’adulto condannato a un’infanzia perenne. Un nucleo nevrotico per eccellenza che può contare tuttavia su un potenziale creativo di straordinaria intensità. Quanto più forte il dolore psichico, tanto più urgente e lucida sarà la trasfigurazione della materia oscura in gesto espressivo. L’amore incestuoso per Grete si occulta attraverso il simbolo e si rivela attraverso la parola poetica, traslando la vicenda dello scandalo privato sul piano mitico e universale della lotta eterna fra legge morale e desiderio. La rivelazione della verità indicibile sancisce l’espulsione del singolo dal consorzio umano, ma ne legittima, allo stesso tempo, il suo ruolo di poeta, di individuo dotato di voce unica e inimitabile e, per questo, superiore agli altri simili.
Epilogo
Quando ho letto per la prima volta il tema natale di Trakl, ho pensato che avrebbe potuto realizzarsi in modo più coerente con i suoi valori astrologici, nella figura di un matematico, di uno scienziato o addirittura di un funzionario delle istituzioni. Nulla infatti suggerisce l’inevitabilità di un destino tragico o neppure il dono di uno straordinario talento espressivo. Certo, la mancanza del fuoco può tradursi a livello psicologico in inibizione emotiva e mancanza di assertività, mentre la combinazione Aquario-Gemelli suggerisce un’intelligenza di prim’ordine, ma sulla carta più incline all’astrazione e al pensiero logico che all’immaginazione poetica.
Eppure Trakl è stato non solo un grande poeta, ma ha voluto esserlo fino all’ultimo, continuando a tenere viva questa fiamma gelida, che acuisce la percezione del dolore e allo stesso tempo se ne alimenta. Chiamato al fronte allo scoppio della Grande Guerra, lavorerà come ufficiale medico nella terribile battaglia di Grodek, assistendo da solo e quasi senza mezzi novanta feriti gravi. Sarà la vista di tredici soldati ruteni impiccati di fronte alla sua tenda a portarlo al tracollo psichico. Ricoverato il 7 ottobre 1914 all’ospedale di Cracovia dopo un tentato suicidio, Trakl redige il proprio testamento, lasciando alla sorella il denaro ricevuto da Wittgenstein e consegnando a von Ficker le sue ultime poesie, Klage II (Lamento II) e Grodek.
I versi di Grodek, scritti la notte prima della morte per overdose di cocaina, sono l’apice artistico e biografico di una parabola degna dei più celebri casi clinici di Freud o della relazione di Binswanger su Aby Warburg.
Dal punto di vista astrologico, il rapporto fra il tema natale e la biografia di Trakl mostra come la possibilità di un destino tragico sia, appunto, solo una delle varie fra quelle iscritte nella trama simbolica. La stessa tragedia s’innesca a partire dalla scelta, mai del tutto subita, mai del tutto voluta, di aderire esclusivamente a questa possibilità, assecondando il proprio destino fino in fondo e alle più estreme conseguenze.
Grodek
(traduzione di Irvino Pocar)
I boschi d’autunno rombano a sera
d’armi mortali, e le auree pianure
e i laghi celesti, sui quali rotola il sole
più lugubre; abbraccia la notte i guerrieri
moribondi, il lamento selvaggio
delle loro labbra straziate.
Quieto s’agglomera nel saliceto –
nube scarlatta, dimora d’un Dio corrucciato…
il sangue versato, frescura lunare;
tutte le strade convergono in nero marciume.
Sotto le rame d’oro del bosco silente,
sotto le stelle, l’ombra della sorella barcolla
a salutare le anime eroiche,
le teste lorde di sangue;
e nel canneto sommessi
suonano i cupi flauti autunnali.
Oh lutto orgoglioso! Altari di bronzo,
un immenso dolore nutre, quest’oggi,
la fiamma cocente dell’anima,
i non nati nipoti.
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